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23/09/14

Non ancora

Le persone si dividono in generale in due categorie. Quelli che vogliono veder cambiare il mondo, e quelli che vogliono vederlo restare uguale (il che equivale a non vederlo, dacché solo nella metamorfosi le cose si danno davvero a vedere per quello che sono. Per ricorrere alla nostra metafora preferita, solo nell'aprirsi di crepe diventano visibili le forze che si esercitano sui materiali).
Senza voler fare torto alla polimorfa ed inesauribile varietà del reale, non si può negare infatti che la propensione al cambiamento, l'ansia di futuro, e al contrario la perseveranza, la solidità e l'inerzia appartengano a due emisferi opposti, a tratti complementari e a tratti concorrenti della psiche umana, sia individuale che collettiva.

"Non vedo la differenza"

L'indirizzo generale di questo blog, vale a dire il feticismo per le crepe e le cose che stanno per crollare in generale parla chiaro per il sottoscritto: Difaul è – o almeno vorrebbe essere – fra quelli che godono a vedere le cose morire e risorgere, bruciare e rinascere, insomma: un patito della rivoluzione e della metamorfosi
Si tratta di una attitudine piuttosto scomoda, che deriva in parte da una deformazione professionale – alla quale tuttavia, lo ricordiamo, non corrisponde alcuna professione retribuita. Si tratta anche di una passione spesso delusa, che sembra condannare a continui dispiaceri, soprattutto in questo paese di nichilismi tutt'altro che liberatóri, ed eterni ritorni tutt'altro che eroici.




E' venuta dunque l'ora di chiedersi: perché?
Perché non cambia mai nulla? In base a quale regola nascosta, misteriosa procedura, disgustoso istinto le crepe che ci affanniamo a scavare sembrano chiudersi di notte (o quantomeno riempirsi di liquami?). Ma forse, anche se l'ora è giusta, tali domande sono le domande sbagliate. Invece di fare altri progetti (progetti su progetti, destinati a fallire come tessere di un infinito domino deprimente), potremmo provare a condividere linee di azione che prescindano dalla realizzazione o meno di un futuro prefigurato. Direi “in linea di principio”, se l'espressione non fosse fuori moda.



E' necessario affrontare la questione con metodo e disciplina. Ed è proprio qui che l'asino casca in un crepaccio. Quale metodo adoperare? Il mio preferito, sintetizzato in otto passi, è il seguente.
  1. disorientamento
  2. dolore
  3. razionalizzazione inadeguata
  4. rifiuto della razionalizzazione inadeguata
  5. soluzione surrealista
  6. delusione concreta dell' illusione surrealista
  7. sconfitta
  8. colpo di genio
Contrariamente all'idea di “metodo” che molti di voi – spero – avranno maturato con il tempo e lo studio, non si tratta di una serie di procedure esatte, né di una serie di operazioni il cui ordine garantisce il risultato. Si tratta più di una sintomatologia del problema per come esso investe un organismo, una sorta di sindrome che va avanti mentre si approfondisce, e se si risolve (dalle parti del fantasmatico punto 8) si risolve da se, per vie misteriose delle quali non si sa nulla. (A tal proposito, occorre rimarcare che nell'espressione “colpo di genio” il genio che sferra il colpo non è l'essere umano che lo riceve, per venirne guarito. Il trauma che si produce agisce spesso in modo distruttivo sul povero essere umano ossessionato, anche se risulta salvifico per tutto il resto degli esseri umani – nella qual cosa sta la vera definizione di “sacrificio”, ovvero farsi massacrare dal sacro per permettergli di entrare nel mondo.)



L'unica azione richiesta, dunque, da parte di chi affronta un problema a questo modo, per strano che possa sembrare, consiste nel tenerlo aperto: mentre i passi 1-3-5-7 si compiono assolutamente da se, alla maniera di una risposta cerebrale o psichica, i passi 2-4-6 implicano una decisione, e precisamente una decisione negativa: si tratta di rifiutare le conclusioni apparentemente pacificate alle quali il cervello vorrebbe arrivare per avere un po' di pace. Di riconoscere che la realtà non è risolta né lo sarà. In tal modo, ciò di noi che lavora all'essenziale continua a lavorare.

Siamo solo io e te, ora

Ah: e poi devi studiare. Studiare tantissimo. Sempre. Sennò non funziona.

(A quelli che hanno notato come il tema iniziale del cambiamento del mondo sia rimasto in sospeso chiedo scusa e prometto di riprendere presto la cosa. A mia discolpa, quando ho iniziato il post non mi ero reso conto di essere rimasto al passo 3, sull'argomento.)

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