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08/04/20

Lost'n'found

Regions of sorrow, doleful shades, where peace
And rest can never dwell, hope never comes

Eppure dopo tutto non si sta male
in questo pandemonio.
La luce delle cose resta accesa
come una candela unica in un deserto
tremila miglia intorno e ancora qualcuna
oltre la vista. Piatto
E fermo e morto
Come un segreto
serrato nella chiostra di denti marci
Di uno che fu vivo
ma non più
per sussurrarlo ancora.
Le debolezze
se le porta il tempo, e il freddo della tomba

Mi perdonerai se insisto
e insisterò fino ad esser perdonato
se non mi manca prima
il senso e il fiato
Non ho amore o odio
rimasto
da sprecare
Devi svegliarti! Ora!
Non si cincischia in faccia al destino
che ci vuole tutti
illuminati

Non permettere che ti colga
lo smarrimento di un attimo
può perderti
per sempre
un'unica esitazione.

Come una lama affilata
Come l'urlo dell'alba
Come il brandello di un sogno
felice
Sfugge alla vista e all'udito
Ma irrimediabile
Segna le vie
l'eterno

Il riso degli dèi
tremendo da sopportare
scuote l'intero universo
in ogni direzione

E tu, e io
buffi
pupazzi
balliamo
nudi
così

16/10/19

Di rima ne e Re

E se, per esempio, dopo un certo lasso di tempo, dopo una serie di incidentali, dopo aver adeguatamente nascosto le tracce, dopo una serie di post criptici.
E se, per esempio, dopo aver finto inedia, anedonia, antalgia, innata conoscenza e padronanza dell'alfa privativo.
E se, per esempio, avendo dimenticato ogni forma di sintassi accettabile.
Legba.
Tornasse a scrivere
Per ritrovarsi
Scrivente
Sulla pagina.

Non sarebbe certo una sorpresa, ma quantomeno l'interruzione di una routine. Che questo esemplare umano avesse ancora qualcosa da dire, da tracciare, da scrivere, dopo aver protestato e gruito in ogni forma e tono la sua definitiva e completa afonia, è certo un capolavoro della più subdola ipocrisia.
Che bastasse un paio di blandizie, a farlo tornare docile sui suoi passi, come scimmia molesta desiderosa di dolcezze e affetto, ma pronta al graffio e al morso.
Non sarebbe certo
Una sorpresa.

Eccolo, dinoccolato, un po' più vecchio, ma ancora disorientato.
Perso nello splendore.
Per esempio, così come per effetto, o per fortuna.
Eccolo.

26/09/18

Sull'eterno ritorno dello Zen

OHM!

La psicanalisi è una malattia pericolosa, addormenta le tendenze anti-realtà dell'uomo e fa della borghesia un sistema

o anche, ed è lo stesso

L'Estrema verità non esiste. La dialettica è un meccanismo divertente che ci porta in maniera banale verso le opinioni che avremmo avuto comunque.

KA!

nessuno ha inventato il trucco eppure il trucco esiste
nessuno ha scoperto il trucco eppure ognuno lo conosce

Se tutto nasce nella mente, tutto muore nella mente

Mi sembra ovvio che DADA non sia movimento politico, né artistico, né avanguardia. DADA è la terza scuola dello Zen, dal momento che esso si manifesta ovunque sia necessario.
Mi sembra ovvio, per questo non solleverò la mia voce per dirlo
e toccherò il suolo con la fronte, nella speranza e nella gioia.

Per cosa preghi? Le labbra e il cuore sono tutt'uno
eri più saggio a sette anni
torna lì

trenta colpi se taci, trenta colpi se parli
il dolore è ovunque
il trucco è noto

Il doppio vincolo non è una trappola
il doppio vincolo non è una fuga
Lo zen non è sedere in pace nella casa che brucia
né spegnere il fuoco.


31/08/18

Note per una Psicoanalisi del Risveglio


Gli infiniti aggregati mentali e fisici, che sono? Nuvole che vanno e vengono senza lasciare traccia.
E i tre peccati dell'attaccamento, dell'avversione e dell'invidia, bolle vuote che appaiono e scompaiono sulla superficie del mare.

Yongjia Xuanjue

Il risultato di quanto abbiamo detto corrisponde a qualcosa che, in un certo senso, era ben noto fin dall'inizio della psicoanalisi ed è stato, nel suo coso, implicitamente adoperato anche se non chiaramente formulato: dietro ogni individuo o relazione - percepita o data in un certo modo e in un dato momento - il sè "vede" una serie infinita di individui; tutti questi soddisfano la stessa funzione proposizionale (che può essere complessa, composta cioè da diverse asserzioni) alla cui luce l'individuo o la relazione in questione viene percepita, vista o vissuta in questo momento. Se l'attenzione dell'osservatore resta concentrata sul primo livello, quello della coscienza, allora egli sarà solo cosciente dell'individuo concreto; se si lascia permeare dai livelli sottostanti, questa infinità si dispiegherà davanti a lui, sebbene in modo inconscio. Ad abbracciare questa serie infinita vi è una sola unità: la classe o insieme. Questo a sua volta è vissuto come unità.

I.M.Blanco

La mente in se stessa, originariamente pura, è come lo spazio.
Finché continuate a cercarla con strumenti concettuali,
siete come quegli insetti che si coprono con la propria bava.
Immersi nelle vostre ossessioni, voltate le spalle a ciò che è davvero significativo
Quanto sarete stanchi, voi uditori, di rifiutare tutto!

Jigmé Lingpa

30/08/18

"Thirty's the new twenty, dead is the new thirty": Some Old Kids Blues

Sono passati anni, dall'ultima volta che ho visto il vecchio Louis.
Una eternità e mezzo, a pensarci bene: non sono sicuro che lo riconoscerei, incontrandolo. Eppure, una volta, eravamo così uniti da trascurare le superfici epidermiche di separazione.
Il mio inconscio inspirava, il suo espirava. Mi dibattevo nelle sue trappole, lui faceva regolarmente esplodere le mie. Come una valvola di sfogo, ecco. Come una regola ignota, da seguire senza esitazione, pena la decadenza e la morte.
Non lo vedo da un pezzo, il vecchio Louis. Non significa che io me ne sia liberato.
Non abito più lì, in quella casa lurida con la cantina piena di vecchie carte. Non mi sveglio più nella notte, sorpreso dalle sue urla belluine. Non mi avventuro più nelle sue stanze, solo per ritrovarlo impegnato a studiare una gigantografia aerea della steppa africana.
Impossibile tenergli dietro: geniale, forse, ma più probabilmente totalmente schizzato. Una fuga perenne, forse, che prendeva tuttavia l'aspetto fantasmatico di una ricerca ininterrotta. Scavarsi le viscere - strapparsi il cuore: la stessa cosa.
"Non puoi capire, mio caro Difaul" diceva. "Non puoi capire, mio dolce Legba, la quantità industriale di Merda che ho dovuto ingoiare. Non puoi capire le prove, mio favorito fra gli esseri. Non puoi capire la tragedia, la catastrofe, lo schifo. Sette volte sette le volte che ho giurato di togliermi questa mia fragile, tortuosa vita, di strappare la vista ai miei occhi, di abbandonare le mani all'immobilità perenne. Tutte e tre le ferite iniziatiche ho sofferto. Ho trafitto me stesso! Io stesso! Deliberatamente, e poi per obbligo, e poi per penitenza. Ho pagato il prezzo di ogni verità iniziatica E ANCORA VAFFANCULO NIENTE! NIENTE DI NIENTE!".
Era terribile, in realtà. Socchiudeva quei suoi occhi vitrei, e li riempiva di lagrimosa emozione, tenerezza, persino amore. Li spalancava, ed ecco che una spaventosa lurida paura mi assaliva. Temevo per la mia vita, per la mia anima... temevo con ogni fibra, temevo il totale annientamento.
Si autocommiserava. Imprecava. Crollava esanime. Ingollava droghe. Correva in giro, poi tornava, e in perfetta solitudine cominciava a spiegare al tavolo della cucina la differenza fra un doppio vincolo dalle conseguenze psichiatriche e la procedura lemuriana per l'estrazione dell'Intensità Senza Misura dalla densa tessitura del pensiero simbolico. Nessuna.
Oh, Louis. Non lo vedo da anni, ormai. Prima di andarmene, presi le sue carte, tutte, dalla cantina buia e lurida, temendo che l'umidità e l'oblio le distruggessero. Le infilai in una scatola di cartone, e me ne andai. Lui non c'era, era andato senza salutare, poco dopo quella cosa dello schiaffo. Non gli ero rimasto dietro, no. Aveva qualche strano piano, qualcosa a che fare con l'Enantiodromo, un complotto... prima che sparisse, aveva cominciato a comportarsi stranamente anche per i suoi standard.
Aveva corteggiato spesso la psicosi, ecco, ma mai l'avevo visto camuffarsi, spiare dietro gli angoli, maturare uno strato di paranoia tanto consistente. Gente peculiare veniva ad ore improbabili di notte. Li sentivo discutere, animatamente, prendere accordi, rimproverarsi leggerezze. Una voce era rauca, come di vecchio asmatico. Un'altra acuta ed acidissima. Una donna? Un adolescente? Non avrei saputo dire. Mi riaddormentavo, ogni volta, a fatica, un po' felice e un po' deluso di non essere stato coinvolto.
Alla fine, sparì. Lo aspettai per qualche mese, fino a quando mi resi conto che restavo, in fatti, solo per aspettarlo, senza che lui me lo avesse chiesto, senza alcun obbligo, senza speranze legittime o pretese. Me ne accorsi, alla fine, e me ne andai. Mi portai le cose di Louis, un po' per vendetta, un po' perché non ce l'avrei fatta a staccarmi del tutto. Presi una scatola di cartone, e ci infilai un mucchio disordinato di carte, alcune stampate, altre piene di disegni tracciati a penna. Alcune erano coperte di disegni, opere d'arte, mappe, stampate in cattiva qualità, in bianco e nero, e coperte di fitte annotazioni, quasi tutti acronimi che non riuscivo a capire. Probabilmente, la testa bacata di Louis era l'unico cifrario di quel caos. La carta sarebbe rimasta muta, senza di lui.
Alla fine, me ne dimenticai - Non significa che me ne sia liberato. Un po' di carta, una scatola che di tanto in tanto mi ricapitava fra i piedi. Chissà che fine aveva fatto. Alcuni amici, di tanto in tanto, chiedevano. Più raramente, qualcuno faceva ipotesi. Si era unito alle bande armate di Puech, al nord? Sparato nello spazio, oppure era caduto nella spirale del suo nomadismo urbano, sempre più rancoroso e torbido, attraverso una serie senza fine di appartamenti affollati, luridi squat, pseudo-amicizie solubili in un bicchiere o in una dose...
Smisi di pensarci, e basta. Un'alzata di spalle. "Ciao, Old Louis. Ti amavo, sai?" dissi una notte, prima di addormentarmi, e appena oltre la soglia del sonno mi trovai a guardare fuori da una finestra, ed ero assai in alto, in cima ad una torre di solido granito, ai margini del deserto. E qualcosa, lontano, bruciava. Qualcosa, laggiù, moriva.

29/08/18

Fuori dai coglioni, compagna Goldmann.





Cronstadt rifiuta darrendersi. Alle parole seguono immediatamente i fatti. L'incrociatore Petropavlovsk, alla rada del porto, alza la bandiera della rivolta. "Questo è tradimento" tuona la Pravda da Mosca. Apparentemente Lenin non sembra voglia dare molta importanza alla cosa. In realtà, egli si rende perfettamente conto dell'impasse rivoluzionaria, dalla quale non c'è che un mezzo per uscire: andare a Cronstadt con le armi e, se necessario, raderla al suolo. [...]
7 marzo 1921: di fronte alla base sono ammassate ingenti forze: in prima linea quattro divisioni cekiste, armate di tutto punto, sostenute da un battagione speciale di riserva; ai lati, altre unità: guardie di frontiera, la flottiglia navale, gli stessi delegati al X Congresso Panrussi, fucile in spalla e inquadrati, marceranno anche loro. Due anarchici nordamericani, tali Goldmann e Berckmann, si offrono come intermediari: vorrebbero evitare il massacro. Vengono invitati a non immischiarsi nella faccenda: Cronstadt era un affare interno della Russia. Disperato appello di Cronstadt a tutti i rivoluzionari del mondo: "Noi di Cronstadt, in mezzo al rombo dei cannoni e allo scoppio delle granate laciate contro di noi dai nemici del popolo lavoratore, mandiamo un fraterno saluto a voi... vi mandiamo un saluto dalla rossa Cronstadt insorta dal regno della libertà..." E conclude: "Qui, a Cronstadt, è stata messa la pietra angolare della terza rivoluzione, che spezzerà le ultime catene della classe operaia e aprirà una nuova strada verso il socialismo."
[...]  Non è ancora l'alba e già la battagia divampa. Le batterie di Cronstadt tirano all'impazzata. La fortezza è presa d'assalto. Ciò che avviene dentro è senza testimonianze. Nessuno uscirà vivo per raccontare al mondo ciò che fu di Cronstadt.

(Max Polo, storia delle polizie segrete in U.R.S.S.)



La paura che gli uomini credono limitata al dato pericolo, ed è invece il terrore di fronte all'infinità oscura di chi in un dato caso si esperimenti impotente: poiché è portato fuori dalla sua potenza. L'infinito tempo dell'impotenza è qui manifesto a ognuno: gli uomini muoiono di paura, o, se non muoiono, in 5 minuti invecchiano di decenni; e la distruzione della persona è manifesta in ciè che la paura le toglie affatto ogni potenza [...] per cui essa non fa neppur ciò che potrebbe fare - o fa il contrario: per non poter sopportare il pericolo gli uomini si gettano a certa morte, come le galline folli di terrore pel passaggio d'una bicicletta, dal sicuro orlo della via piombano nel mezzo, starnazzano disperatamente davanti alla ruota e si fanno schiacciare.

C. Michelstaedter, La persuasione e la rettorica


Quegli uomini del quotidiano dell'anima che, a sera, non sembrano vincitori sul carro di trionfo ma muli stanchi sui quali la vita ha usato troppo spesso la sua forza. Che cosa ne saprebbero, quegli uomini, di "atmosfere più elevate" se non esistessero strumenti che producono ebbrezza e frustate ideali! E così, come hanno il vino, hanno anche chi li entusiasma. Ma che me ne importa delle loro bevande e delle loro ebbrezze! Che se ne fa l'entusiasta del vino! Guarda semmai alquanto nauseato a mezzi e mediatori che debbono qui generare un effetto senza avere una causa sufficiente, una scimmiottatura dei flutti dell'animo elevato! - Come? Si fa dono alla talpa di ali e idee superbe - prima che vada a dormire, che strisci nella sua caverna

F. Nietzsche, Gaia Scienza.

I am here and you are here and we are all together

 INIZIO


"Al tempo in cui Mi-en-leh organizzò la sua Lega era molto difficile andar d’accordo con lui. Egli insisteva moltissimo sulla disciplina. Il suo maestro Le-peh gli disse: Se ti allei solo con quei pochi che sono disposti a sottomettertisi, non potrai mai portare alla vittoria i fabbri di aratri. I fabbri di aratri devono unirsi ad altri combattenti, perché da soli sono troppo deboli. Mi-en-leh rispose: Proprio perché i fabbri di aratri hanno bisogno di alleati devono osservare una disciplina molto severa. Se si vogliono stringere alleanze occorre essere molto uniti, essendo una delle parti contraenti, altrimenti si arriva ad una fusione.
Particolarmente violenta fu la reazione dei lavoratori della testa contro la disciplina nella Lega di Mi-en-leh. Mi-en-leh disse: Essere liberi significa per voi partecipare al dominio. Partecipare al dominio significa per voi dominare. E il vostro dominio lo chiamate dominio del pensiero. Per dominare siete disposti ad andare con gli affamati, perché qui si combatte per il dominio. Ma gli affamati vogliono il dominio per non aver fame, quindi vogliono un dominio del tutto particolare, che consiste nell’infrangere il dominio di coloro che cagionano la fame. Gli affamati non hanno nulla in contrario ad essere dominati, se questo dominio elimina la fame, in quanto accresce la combattività degli affamati. Essi non tengono in conto alcuno la vostra troppo libera libertà."
Dal Me-Ti, Libro delle Svolte


"Dove si arresta l’azione? Alla cornice? No, il margine non ha più alcuna importanza. Il problema non sta più nella definizione del punto terminale di una forma. Fare questa domanda significa già cadere nell’astrazione, nell’artificio. La vera questione a questo punto è: fin dove termina un’azione? Ogni cosa ha un margine? [...] Vi faccio un esempio semplicissimo: state camminando dentro una macchia fitta fitta. Avete paura. Man mano che la foresta si dirada, la luce aumenta. Ne siete ben contenti! Ad un tratto, arrivate ad una radura. Esclamate: “Finalmente! Eccomi arrivato al margine del bosco”. Il margine del bosco è un limite. Che significa l’espressione: “la foresta si definisce rispetto ai suoi margini”? Quale limite definiscono i margini? La particolare forma che ha ogni foresta? No, bensì l’azione della foresta, la potenza che è in grado di esprimere: non avendo più la possibilità di mettere radici e di espandersi, la foresta si dirada. Questo margine di potenza non può avere le caratteristiche di una
cornice perché non potrà mai esistere un punto preciso, un confine definitivo, in cui la foresta finisce. Il margine della foresta tende verso un limite. Il limite non è altro che la tendenza ad esaurirsi nel limite stesso. Al limite-cornice si oppone dunque un limite dinamico. Le cose non avrebbero altri limiti oltre quelli stabiliti dalla portata delle loro azioni possibili, o della potenza che possono espri-
mere. Le cose sono potenze, non forme. Il margine della foresta non ne designa più un perimetro, ma l’espressione di una determinata potenza, la sua capacità di espandersi sino ad un culmine, di allargarsi fin dove è in grado di giungere. La sola cosa che mi dovrò chiedere pensando ad una foresta è: qual è la sua potenza? Fino a dove è in grado di arrivare, di estendersi?



"Il male sta nel povero ragazzo che sei. Tanto peggio per te se lo sai. Il cielo è tutto quanto non si tocca mentre più lo desideri. Ma tu non sai pregare. Non sai desiderare, né toccare. Vedi tutto e non puoi mutare niente. Ti piacerebbe venire con me? Non ti lasciano passare. È già tanto se mi tollerano. Ci resisto per meriti trascorsi. Ti ci vorrebbe intorno una barbarie, fortune che non capitano più!”

FINE