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23/05/15

Fuori dai denti

Ho realizzato una cosa, amici: sono stanco di crepe.
Non ne posso più di cercare linee di frattura, di cercare cose che vadano in pezzi.
Tanto, alla fine, non è vero che da lì in fondo, da fuori, viene qualcosa.

Vuoi la verità? Non c'è un fuori.
L'hanno inventato.
Lo dondolano davanti ai nostri occhi da uno studio televisivo alla periferia di Milano. Se lo inventano al computer in un ufficetto ancora più piccolo e brutto del tuo salotto, e poi lo spalmano su uno schermo verde.
Non c'è un fuori. Lo inventano continuamente, perché sanno che la voglia di scopare mostra la corda, nel mondo sovrapopolato, e il riflesso della fuga è in crescita costante. D'altra parte il mestiere del millennio è investire sui trend dell'inconscio collettivo.

Siamo cresciuti, ormai. E possiamo rispondere, forse, ad un paio di illazioni non vere: che ci siamo ormai abituati a pensare la realtà un minuto alla volta, che rispondiamo come pesci rossi alla sollecitazione delle lucine colorate sullo schermo. Che siamo totalmente incapaci di articolare un pensiero.

Ma possiamo farlo davvero? E perché poi? A pensare per campi lunghi, a rimanere coscienti, a progettare utopie cosa si guadagna? Dopo tutto l'anestetico industriale che ha preso il posto dell'oppio dei popoli non è lì per divertimento: permette operazioni chirurgiche assai invasive, destinate a cambiare per sempre la conformazione del corpo sociale per farne costolette e macinato fine.

Hai presente Matrix? Beh, immagina di prendere la pillola rossa e di svegliarti dal sogno colorato, di svegliarti in quel baccello di plexiglass pieno di gelatina nutritiva, con i muscoli atrofizzati e cavi collegati ai principali centri nervosi. Ecco, ora immagina di rimanere lì: nessuna nave dei ribelli viene a salvarti. Non esistono, i ribelli. Resti sveglio, cosciente, a nutrire volente o nolente il sistema. Niente superpoteri, niente "conosco il kung fu". Solo un orribile stato di veglia, in un supplemento artificiale di utero, fino a venire salvato da una morte misericordiosa.

In alternativa, puoi illuderti che ci siano comunque "spazi di manovra". Che la vita di ciascuno possa essere riscattata, dedicando una porzione del proprio tempo ed energia al bene.
Nessuno te lo impedirà, è chiaro: il sistema non può essere del tutto inumano, deve mantenersi stabile.
Eppure, fratelli e sorelle, abbiamo smesso da tempo e in piena coscienza di essere umani. Le decisioni che dobbiamo prendere sono sempre più del tipo "dentro o fuori", "giusto o sbagliato", e l'ideologia ha lasciato il posto a qualcosa di talmente tiepido ed universale da passare per comune buon senso.
Ti sarà consentito essere buono nella misura in cui ciò è funzionale, o necessario al funzionamento. Mai quando risulterà dannoso, ai ben altri fini del capitale.

Vuoi salvare i gattini? Accomodati. Vuoi una giornata alla memoria delle vittime? Prego.
Vuoi svegliarti? Cazzi tuoi. Non succede niente, se ti svegli.
Solo esclusione e dolore.
La forma fenomenica della consapevolezza in questo secolo è l'impotenza e la depressione, o al limite il cinismo ipocrita. Non puoi colpire il tuo nemico: il tuo nemico non esiste. Persino pensare di avere un nemico è un lusso, che si può permettere solo qualcuno senza essere tacciato di follia e violenza.

Quindi? C'è ancora qualcosa da dire, a questo punto?
Se mi viene in mente qualcosa, sarete i primi a saperlo.
Nel frattempo: silenzio radio

Difaul.

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